La felicità non è sempre compatibile con una completa lucidità

Pierluigi della biblioteca di Granarolo consiglia I vivi e i morti di Francesco Ficarra

Parigi, le barricate del '68, i manifesti dell’atelier populaire. Un gruppo di giovani militanti, il sogno della rivoluzione, una vecchia Luger. Dentro questo mondo in fermento, una ragazza della borghesia parigina e uno studente italiano si incontrano sulle barricate, mescolando l’amore e la politica a tal punto da non riuscire più a distinguerle. E poi un ideologo tenace e ostinato, convinto che non si può aspettare la rivoluzione seduti al bar, bisogna prepararle la strada con qualunque mezzo. E poi ancora: un bambino di quinta elementare cresciuto in un caseggiato popolare di Parma, abituato da sempre a guardare con occhio accorato e disilluso un’umanità varia, contraddittoria, scapestrata. Le generazioni di una stessa famiglia, città, di uno stesso popolo, si tengono per mano per raccontare tutte insieme un’unica grande storia che si snoda nel tempo, fedele alla propria trama, indifferente ai destini individuali.

Questo è un romanzo particolare, che cerca di creare una consequenzialità narrativa tra due punti di vista lontani nel tempo e nello spazio: quello di un gruppo di militanti degli anni Settanta a Parigi, e quello di un bambino che vive nella periferia di Parma negli anni Dieci. Penso che la curiosità peculiare del libro risieda proprio nell’estrema divergenza tra le due voci: se il bambino parla con il passo di uno scrittura leggero, originale, svagatamente immaginifica, il racconto relativo alla vicenda parigina, in cui risiede il grosso della struttura narrativa, risulta sensibilmente più convenzionale. Mi è sembrato davvero di trovarmi di fronte a un romanzo scritto da due persone diverse; ma ho riconosciuto una forte coerenza interna che lega le due storie. Consiglio il romanzo agli amanti degli intrecci avvincenti e dei personaggi intriganti. 

I vivi e i morti
Francesco Ficarra
Massimo Soncini Editore, 2024

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narrativa, Parigi

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