La penisola delle case vuote - Narrativa
Consigliato da Samuele

Eudosia La Cabiona metteva riso e pagine della Bibbia nell’impasto del pane. Con solo un terzo del grano della penisola in territorio repubblicano, il pane scarseggiava ed era diventato l’alimento più richiesto. Pochi notavano la differenza, gli rimaneva solo la bocca un po’ secca e lo stomaco diventava incartapecorito. Alcuni, durante la digestione, se aprivano la bocca recitavano versi biblici.
Samuele della biblioteca di Budrio consiglia La penisola delle case vuote di David Uclés
Ambientato nell’Iberia della Guerra Civile, il potente romanzo del giovane scrittore, musicista, traduttore andaluso David Uclés affascina per il modo in cui rielabora la memoria di un fatto storico che ancora oggi continua ad interrogare l’anima e lo spirito anche di chi è nato molte generazioni dopo quei fatti così cruenti.
Utilizzando una formula narrativa che si ritiene forse oggi abbondantemente superata, quella del realismo magico di stampo sudamericano, e pur affrontando una tematica che sembra indelebile dalla poetica di qualsiasi scrittore spagnolo, vista rivista e analizzata dai più grandi in ogni sfaccettatura possibile (si pensi solo agli ultimi anni con le opere di Cercas, Duenas, Grandes, Pérez-Reverte, etc.), David Uclés si presenta al pubblico italiano (nella straordinaria traduzione di Sara Cavarero) con un opera potente e quasi ipnotica, grazie alla capacità di fare rivivere al lettore un'epopea dove la magia, la superstizione e la cruda realtà della guerra e del sangue si mescolano e si rafforzano a vicenda.
L’impianto tradizionale del libro, che segue le vicissitudini di una famiglia e quelle di una regione, l’Andalusia, all’interno del quadro più grande che è quello del mondo iberico nella sua totalità, compreso il Portogallo, viene affrontato dall’autore in una maniera, per usare un ossimoro, “sperimentale”: è l’autore-narratore stesso a immergersi all’interno del libro per dialogare con i suoi personaggi e far emergere di volta in volta quale sia l’ambito sociale (famiglia, regione, o nazione che sia), da mettere in luce nel suo progressivo
disgregarsi e dissolversi. L’interminabile dibattitto che la Spagna tutt’oggi svolge, divisa fra ricordo, oblio, rielaborazione o superamento di fatti tanto tragici, trova nell’opera di Uclés quasi un ennesimo nuovo punto di sintesi e di ripartenza su come sia possibile, oggi più che mai, riflettere su un tema che ci accompagna dall’alba della creazione letteraria, vale a dire quello della necessità del “fratricidio” come base antropologica della creazione della società. Bellissima poi è la descrizione della natura andalusa fatta dall’autore, una natura che sente e respira gli stessi affanni degli uomini, in qualche maniera profetizza quello che sta per accadere (con la crescita fuori stagione di erbe o frutti), e assorbe e custodisce quello che la malvagità dell’uomo le offre: “Ma l’eruzione non sarebbe arrivata se non a conflitto ormai ben avviato, perché il vulcano era ancora vuoto. Non poteva espellere sangue finché la terra non ne fosse completamente intrisa".
La penisola delle case vuote
David Uclés
Neri Pozza, 2026
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narrativa, Spagna, guerra civile