La cultura fa parte della natura, appartiene a tutti gli animali, è il modo con cui impariamo e insegniamo, e non esiste un’unica cultura o un’unica natura, ma molteplici.

Martina della biblioteca di Minerbio consiglia I diari del lupo di Andrea Cassini

Forse è colpa dell’algoritmo o di qualche mistero (come se le due cose non fossero coincidenti, per chi, come me, fa solo finta di capire la matematica), ma da sei mesi in avanti la sezione notizie del mio profilo su chrome tracima di articoli di lupi avvistati in spiaggia - lupi avvistati ai campi sportivi - lupi avvistati davanti al cinema e così via. A gennaio il collega Mattia e io ne abbiamo trovato uno morto sul ciglio della trasversale di pianura. Nei giorni successivi ho cercato articoli che lo segnalassero, ma niente: forse è stata un’allucinazione da bibliotecari. Ignorerò l’inquietudine che sia l’algoritmo a pilotare le mie scelte di lettura, e preferirò pensare a un destino recente che mi abbia legata a questo animale (ancora, le due cose potrebbero coincidere, ma questa è più carne da letteratura horror che da matematica). E qui arrivano I diari del lupo.

Andrea Cassini scrive e traduce, i lupi li ha incontrati perché abita sull’Appennino pistoiese. Il fatto che non sia un addetto ai lavori potrebbe far storcere il naso, e invece in questo caso è un bonus, perché il libro è accessibile e perché racconta l’esperienza diretta di una persona comune. Vive con un cane, Bora, che gli fa da guida interspecifica. I primi incontri con il lupo sono olfattivi: Bora ne avverte le tracce, e usa la sua indole di cane pastore per avvisare il compagno umano. Da lì ne arrivano altri, e una volta, addirittura, l’uomo e il cane si trovano a pochi metri da una coppia di lupi.

Per chi è interessato all’etologia, il libro dà qualche informazione curiosa su come funziona un branco, sul comportamento dei cuccioli e sul fenomeno della dispersione. Per chi è interessato al folklore, Cassini dedica alcuni paragrafi alla rappresentazione del lupo presso le culture scandinave e presso i popoli indigeni americani. Ma il nucleo è lì, nel triangolo animale domestico- animale umano- animale selvatico. È possibile convivere con le altre specie senza ricorrere ai fucili? La domanda potrebbe spingersi anche oltre, al dubbio che sia possibile convivere con le altre culture umane senza ricorrere ai fucili. Perché in fondo i termini su cui si fonda la dialettica di rapporto non sono poi distanti. Parliamo sempre di terreni invasi, d’interessi da proteggere.

La natura non è pura, origina soprattutto dalle contaminazioni e risponde a delle regole che, secondo parametri umani, sono crudeli. Forse è per questo i racconti dei lupi del parco di Yellowstone, un caso virtuoso di reintroduzione, somigliano alle nostra opere di narrativa. Come nel caso di 8 e di 21, patrigno e figliastro che finirono per formare due branchi distinti e per scontrarsi in un attacco dall’esito inaspettato. O Lobo di Currumpaw, che alla fine del XIX secolo decimava il bestiame del Nuovo Messico e che morì solennemente, catturato da una tagliola su cui era stato cosparso l’odore della sua compagna uccisa, dopo giorni in cui aveva rifiutato il cibo che gli porgevano i suoi aguzzini. I lupi sono capaci di tremendi episodi di cannibalismo intraspecifico, sacrificio per il proprio partner, atti di pietà e pensiero strategico. Li possiamo valutare sulla base di ciò che ci accomuna, o di ciò che ci differenzia, oppure possiamo accettare che viviamo lo stesso luogo e che il principio di superiorità potrebbe essere discusso a favore di qualcosa di più interessante. Come hanno fatto Cassini e soprattutto Bora, che nei suoi incontri ha alternato annusate da lontano, sguardi e retrocessioni, sperimentando un tipo di forza del tutto estranea alla violenza con cui noi animali umani spesso trattiamo gli animali selvatici.

E questo mi ha fatto pensare a una cosa che mi ha raccontato mio padre, e che più dell’algoritmo renderebbe felice questa permanenza del lupo nei miei pensieri. L’anno prima di morire, il nostro cane, che del lupo aveva solo la mole, perché era viziato e a nostra percezione anche un po’ tonto, ha deciso di puntare la porta di casa alle quattro del mattino. Un’anomalia rispetto alle sue nottate comode di cane da divano. Mio padre se n’è preoccupato ed è uscito con lui. Fuori dal cancello c’era un lupo, magro e sgangherato. Artù sembrava incerto. Si sono osservati per qualche secondo, in silenzio, poi il lupo ha percorso la rotonda davanti a casa e si è diretto altrove, forse verso il fiume. Come al solito, abbiamo preso in giro Artù, pensando che fosse stato troppo sconvolto dall’apparizione per fare il suo lavoro e difendere la casa con la veemenza di un cane pastore. Leggendo il libro di Cassini, ho sì capito alcune cose riguardo ai lupi, ma soprattutto ho capito meglio come noi animali umani sottovalutiamo tutti gli altri animali, anche quelli che amiamo.

I diari del lupo
Andrea Cassini
Nottetempo, 2025

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saggistica, lupi, etologia

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